Sie öffnet die Wunden, während sie einen streichelt.

Wenn ich singe, treffe ich keinen Ton, sagt die im Frankfurter Exil lebende türkische Schriftstellerin Asli Erdoğan – und bezieht sich auf das große Lied des Universums. Dafür habe sie als Tänzerin ein einzigartiges Gefühl für Rhythmus. Der pulst als untergründig tiefer Herzschlag auch durch ihr Schreiben. Ein Gespräch über Musik, das falsche Leben im Exil und das kulturelle Verstummen in der Türkei.

http://www.van-outernational.com/aslierdogan

Recensione di Neppure il silenzio è più tuo di Asli Erdogan

“Non voglio essere complice del fuoco riversato contro donne, bambini e anziani che si tengono aggrappati alla bandiera bianca, cercando di uscire dalle macerie. Non voglio essere complice della mandibola bruciata di un bambino di dodici anni ritrovata in uno scantinato. Né del sacco consegnato dicendo: «Questo è tuo padre», cinque chili di ossa e carne, né del sacco consegnato dicendo: «Questo è tuo figlio»..”

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