Il mandarino meraviglioso, Asli Erdoğan, (Keller, 2014) a cura di Viviana Filippini
Il mandarino meraviglioso di Asli Erdoğan è un viaggio nella vita di una giovane donna turca emigrata in Svizzera. Qui, la ragazza, lasciata sola dal fidanzato, trascorre le sue serate nei caffè che animano la Città Vecchia di Ginevra.
“Il mandarino meraviglioso”
Primo romanzo di Asli Erdogan tradotto nel nostro Paese, sviluppa una ricerca dell’identità che richiama le atmosfere di Agota Kristof L’occhio solo della TURCHIA
Un libro assai singolare quello che fa conoscere per la prima volta in Italia una delle maggiori scrittrici turche di oggi, Asli Erdogan, che nel nostro Paese ha già avuto modo di far conoscere la sua voce per il tramite dell’attrice Serra Yilmaz, che ha portato in scena recentemente al Piccolo Teatro di Milano, un suo testo, Nel silenzio della vita, un viaggio al femminile, intriso delle inquietudini personali di una donna e di un’intera generazione.
Si tratta dello stesso tema di questo ”Il mandarino meraviglioso”, pubblicato in edizione originale nel 1996 e tradotto solo ora da Giulia Ansaldo per Keller: un romanzo che si compone di racconti legati tra di loro dal tema del viaggio notturno di una donna in una Ginevra inusuale e segreta, dove si svela il senso del dolore e della fragilità umana, quella forma di frattura della propria esistenza che si mostra in ferite interiori ed esteriori.
La protagonista del libro è una donna straniera, di origini turche, che mette a nudo, in questo suo vagare nelle strade buie e nelle zone meno conosciute della città, nei caffè frequentati dagli emigranti, la sua diversità, quella della malattia che l’ha colpita e che in qualche modo sembra allontanarla dai rapporti sociali. E questa sua immagine sembra accompagnare come una ferita indelebile e simbolica tutto il libro. Una malattia le ha fatto perdere l’uso di un occhio e lei vaga così, sapendo di essere guardata con sospetto, di incutere paura, di destabilizzare certe sicurezze della normalità: «Una donna con un occhio solo è più spaventosa persino di un fantasma». Così sceglie la notte, una forma di riparo rispetto al dolore, ma anche una possibilità per non mettere in discussione continuamente la sua identità, la sua possibilità di esistere. È difficile la sua situazione.
L’occhio perduto mette in circolo strane paure, esclude, annienta: «Incarno il messaggero maledetto, il testimone vivente dell’estinzione. Con un grido muto, il mio occhio parla dell’oscurità dello sguardo, della negazione compresa nell’esistenza».
Si profila così una doppia diversità vissuta dalla donna: dover fare i conti con il proprio occhio perduto e cercare di sopravvivere agli assalti della memoria, vivere in pratica un duplice esilio nel centro dell’Europa, sapendo di aver lasciato la sua terra, una Istanbul che sente più vera della Ginevra in cui si ora si trova a dover fare i conti. «Il mio occhio perduto è il mio universo personale, la mia prigione, il mio fondo abissale. Un po’ condanna, un po’ salvezza».
C’è anche il tema dell’estraneità, quella sensazione che la donna sente spesso di vivere a Ginevra come dentro uno scenario, «un luogo onirico». E così giunge a capire che «col passare del tempo, nelle mie scoperte sempre più approfondite, Istanbul appare più vera», anche se la città dalla quale sente di non essersi mai separata, quella della sua giovinezza, dei divieti e della mancanza di libertà, se la porta appresso come una fotografia nel portafoglio, «con i ricordi di una giovane donna che si è persa e se n’è andata».
Asli Erdogan, per la profondità e la qualità della scrittura sembra rileggere una lezione forte, quella della scrittrice ungherese (ma naturalizzata svizzera) Agota Kristof, per raccontarci come l’uomo sia un pozzo scuro, senza fondo che affoga nelle profondità del dolore. By Fulvio Panzeri
Kobane’ye bir koridor açalım / Çağrı
Kobane’ye bir koridor açalım. Tek başımıza, hiçbir kılığa bürünmemiş, tekil
bir vicdan olarak, sessizce Kobane’ye doğru yola çıkalım.
Dünya üzerinde ulaşabildiğim tüm adreslere yolladığım bu çağrının İngilizce metni ektedir. Bize, Türkiyelilere IŞİD’i anlatmaya gerek yok. Her gün öğreniyoruz. Türkiye’nin ve diger devletlerin iki yüzlülüklerini en iyi bilenlerdeniz. Tam içimize sızmış bu savaşı artık görmezlikten gelemeyiz, o biziçoktan gördü zaten!
Görüş ayrılıkları, siyasi, kişisel çatışmalar hiç bitmez, tek bir sözcük üzerinden yıllarca tartışabiliriz. Ama şimdi kuşatılmış durumdayız.
Türk—Kürt, Alevi—Sünni, İslamcı—laik gibi bize dayatılmış ayrımları, kurgulanan sınırları aşmadan, bir süreliğine olsa bile yan yana durmayı beceremeden kıramayız bu çemberi…
Kobane’ye bir koridor açalım. Tek başımıza, hiçbir kılığa bürünmemiş, tekil bir vicdan olarak Kobane’ye doğru, dikenli tellere, ağır silahlara, cellatlara doğru sessizce yürüyelim. Gerçek ya da temsili olarak, Kobane’ye doğru yola çıkalım.
URGENT CALL FOR HUMAN SOLIDARITY AGAINST ISIS MASSACRES!
ISIS, a mysterious group of Cihadists, masked executioners armed with the sword of Middle Ages and newest heavy weapons, has been killing, killing, killing endlessly for months. Christians, Ezidis, Alewites, Kurds and Turcmens as well as Arabs and Westerners… Anyone not ‘’Muslim’’ enough for their self referential Islam! Killing by burying alive, dismembering, beheading with dull knives… Most mercifully, beheading in front of cameras!! And raping women , enslaving and circumsizing them, selling as war trophy girls as young as 9 years old! And the whole world is watching silently, apart from murmuring a few sentences of horror and a few inefficient bombardments.
Europe can not decide who should be their best ally and guarentee the free flow of oil, only passing new regulations to protect themselves from millions of war refugees. US is at full speed ‘designing’ the new Middle East, which never seem to be well designed even after millions of dead. Turkey, with is hegemonic ambitions and Neo—Ottoman delusions, aand never ending discrimination against Kurds and Alewites, has been cooperating with armed Islamic groups. (We know, we see, for years, what is passing through our borders, but alas, proving is impossible given the current state Turkish press is reduced to.)
Now, Kobane, a Kurdish canton that has taken huge steps in self determination, democracy and living together, against all odds, ambargos, and this very handy Western belief that Easterners can not possibly demand and cultivate democracy, is fighting a war of survival, surrounded by ISIS from three sides anf Turkish tancs on the fourth.
Kurds on the Turkish side, lining up in the border in despair,some family members of those in Syria, are violently treated by the soldiers, while some of the wounded , not taken into Turkey, die in the border. Kurdish demonstrations to protest Turkish policy, has spread to several cities in Turkey, resulting in approximately 40 dead, 150 heavily wounded, hundreds under custody, and within 3 days, ended in over 3000 offices and 400 state buildings burned, 6 cities declaring temporary militial law. Most demonstators have been shot by real bullets, while 3 people were burned alive and some, including children, were killed by gas capsules. WAR FIRE has swept through Turkey…
This a call for human solidarity. LETS OPEN a human corridor to Kobane, let us help the city that is about to fall to ISIS executioners. LETS do something for PEACE and SOLIDARITY.
Kırmızı Pelerinli Kent, Aslı Erdoğan
Kırmızı Pelerinli Kent için önceden belirlemiş olduğumuz tarihten yaklaşık bir hafta sonra, yani biraz da ülke gündeminden ve yoğun geçen bir günün ardından yorgun düşmüş ama edebiyata dair duyduğumuz heyecanı hiç kaybetmemiş bir şekilde yine Beyoğlu’nda, güzel bir mekanda buluşuyoruz. Üstelik bu sefer bir de “ciddi şıklık” adını verdiğimiz, herkesin takım elbiseli -bunu ilk duyduğumda aklımda canlanan beyaz gömlek ve etek-ceket ya da pantolon-ceketti-, topuklu ayakkabılarla, kuaför eli değmiş bir saç modeli ve bu ciddiyetin gerektirdiği gibi hafif olmayan bir makyajla katılacağı tematik bir buluşmaydı hedeflediğimiz. Bundan sonra yapmayı planladığımız tematik buluşmaların bir ilkiydi aslında bu.

