
Traduzione di Giulia Ansaldo
Per raccontare sé stessi è necessario raccontare il mondo intero. Il mondo che ti cancella a forza di raccontarlo… Ovvero per raccontare sé stessi è necessario perdere il mondo intero. «Amore» è uno dei nomi di questa perdita.
Dalla stanza di un albergo, tra posacenere colmi e fondi di caffè, una voce narrante ricomincia notte dopo notte il proprio discorso. Tentando di intravedere i colori che emergono dal buio e di uscire per un istante dal proprio stato di esilio, Asli Erdogan sceglie di narrare la propria vicenda umana e politica attraverso uno scavo profondo nella parola, in cui il mondo di fuori (che sia il nord Europa o il Nepal) appare coperto da un «velo tessuto di luce e buio».
L’esilio diventa così un frammento di un percorso più vasto verso il mondo e le parole, tra l’uno e le altre, in una circolarità magnetica che è l’essenza stessa della letteratura.
Tutte le ore e nessuna racconta il lavoro della scrittura: un viaggio su una superficie rotta in mille cristalli, con un riflesso o un’eco a fare da guida.
Maggio 2024 / Tamu Edizioni

